martedì 1 settembre 2015

Nessun pasto è gratis, ma quando non puoi fare a meno di mangiare......

Un pò di tempo fa mi sono imbattuta in questo schema e mi sono subito vista lì a galleggiare su un iceberg con la mia battaglia per la tutela delle partite iva colpite da malattia. Niente di più vero. Per ogni piccolo risultato raggiunto dietro c'è tempo, energie e tanto tanto nutrimento quotidiano (che non si vede da fuori).


Questi 2 anni di impegno civile mi fanno pensare al mio orto. Se non ti occupi tu direttamente di far crescere ed accudire le tue belle verdurine, le vai ad acquistare belle e pronte, te le ritrovi lì belle pulite ed esposte in attesa di essere prese da qualcuno senza alcuna fatica se non quella del portafoglio, non ti rendi conto di cosa vuol dire veramente farle nascere e crescere in salute. Poi arrivano nel tuo piatto e te le pappi in un secondo. Mica la immagini la fatica che quei semini e quelle piante hanno fatto per vivere e sopravvivere alle intemperie, ai parassiti, alla siccità, alle malattie. Ti ritrovi già tutto pronto bello e scodellato e magari ti lamenti pure perchè non è tutto proprio come lo volevi tu. La mela non è abbastanza rossa e lucida, gli zucchini son troppo piccoli ed i pomodori non profumano abbastanza. Non sai che quella roba andrebbe venduta a peso d'oro per tutte le attenzioni, e l'amore e la cura giornaliera che ha richiesto. E' lì ma poteva non esserci, poteva non essere sopravvissuta. Gli agricoltori (quelli veri ma anche quelli simbolici) andrebbero trattati con tutto il rispetto e l'ammirazione che la loro dedizione richiederebbe. E invece i gran fighi magari sono gli esperti di finanza.... Ma questo è un altro post...
In questi 2 anni di battaglia per la tutela delle partite iva colpite da malattia mi è capitato più volte di essere contattata da persone impegnate in battaglie simili o anche totalmente diverse come contenuto che mi chiedono "consigli volanti" su come portare avanti la loro battaglia. "L'ho aperta anche io una Petizione ma ho solo qualche centinaio di firme...." "Come faccio a divulgare la cosa e farla conoscere?" "Come devo presentare il tutto, cosa devo scrivere?" "Quali mosse devo fare, come muovermi per contattare i politici?" "Me lo puoi dare qualche consiglio?" E così via.
Vagli a spiegare in qualche dritta volante 2 anni di annaffiature quotidiane, sottolineo quotidiane.
Vagli a spiegare le decine di ricerche, le sistematizzazioni di informazioni, le centinaia di mail scritte, le centinaia di telefonate e di informazioni fornite, gli articoli, le interviste, le centinaia di post e aggiornamenti sfornati con regolarità, lo sviluppo di strategie comunicative, la costruzione di archivi di dati.
E' un lavoro. Non saprei come spiegarlo in altro modo. E' un lavoro. Un mix tra motivazione altissima e strategie, di fantasia e di amore, di tecniche e di intuito.
Pazienza. Una pazienza enorme. Un'azione fatta oggi può dare risultati il giorno stesso, dopo 1 anno, oppure mai. Ma in ogni caso va accudita, amata e protetta come il semino che pianti nell'orto.
E poi ci sarebbe pure tutta la frustrazione di quell'iceberg. Perchè sì, di 100 azioni che sforni magari solo 10 si concretizzano in risultati tangibili e di questi, magari, solo 5 risultano poi visibili anche all'esterno. Tutto il resto del lavoro nessuno lo vede e lo vedrà mai.
Riferendomi a questo tipo di frustrazione dico "ci sarebbe" perchè poi, alla fine, non c'è poi così tanto ed il motivo è semplice.
Non ho iniziato a fare quello che sto facendo e non sto continuando a farlo esclusivamente in funzione di un risultato per cui, se raccolgo risultati sono soddisfatta e felice, se non li raccolgo, mi deprimo e mi sento frustrata. Se gli altri toccano con mano la mia fatica, sono gratificata, se non succede, non mi sento valorizzata.
Il meccanismo che agisce su di me è diverso. Certo che mi interessano i risultati! Certo che voglio vedere una legge seria sulla tutela della malattia per i lavoratori autonomi! Ma quello che mi fa andare avanti è che tutto quello che sto facendo e che continuo a fare, io lo farei comunque. Non posso evitare di farlo. Lo faccio perchè lo ritengo giusto. Lo faccio perchè non potrei fare altrimenti. Lo faccio perchè la voce dei tanti lavoratori autonomi ammalati che mi contattano da 2 anni è insopportabile. Punto.

"Ecco, la speranza è il contrario del destino: è rivoluzione.
Sovversione della lamentazione.
Allora non è roba da sognatori, ma roba da muratori.
E questa sì, è una Scuola da muratori! Di braccia che sollevano pesi e li spostano, di gambe e piedi che alzano il sedere e… costruiscono. Costruiscono. Mentre tutti attorno continuano a dire “Chi te lo fa fare?”, vogliamo provare.
No, non perché siamo buoni, o migliori degli altri.
Semplicemente: perché non potremmo vivere diversamente.
E perchè crediamo che... sì, siamo in tanti. Quelli col vento nella testa.

I don Chisciotte" 
da Hope theory: ecco perchè mi batto per la tutela dei lavoratori autonomi ammalati

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