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La mia storia

Mi chiamo Daniela Fregosi, classe '67, sono una maremmana doc e mi occupo dal 1992 di formazione aziendale su tutto il territorio nazionale operando come libera professionista con partita iva (iscritta alla gestione separata Inps). Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno, intuendo le difficoltà che mi aspettavano come lavoratrice autonoma, ho cominciato a mettere in atto tutta una serie di strategie di adattamento alla mia nuova condizione (condizione complessa che tra l'altro ha previsto anche un compagno smaterializzato mentre aspettavo i risultati della biopsia al seno e l'imperversare della crisi economica). Ma per quanto tu riesca ad accogliere e gestire il cambiamento nella tua vita personale e professionale, un tumore rimane un tumore e non è un’influenza che, massimo 10 giorni, te la levi di torno. Ho iniziato quindi ad informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto, consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi realmente accaduto). Nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma.
Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una lavoratrice dipendente che poteva tranquillamente ancora contare sul suo stipendio regolare (mentre invece io sin dal primo mese ero stata costretta a fermarmi). Ma niente, nessun consiglio e nessuna dritta mi arrivava dai medici e dal commercialista. E' iniziato allora per me un viaggio terrificante con i patronati che fanno quello che possono con code interminabili di utenti in cerca di informazioni, l’operatori del call center Inps a cui devi spiegare tu l’ultima circolare del maggio 2013 riguardante i lavoratori autonomi e che ti ringraziano pure per l’informazione. Insomma, meno male che sono bella sveglia, che il tumore mi è arrivato alla tetta e non al cervello e che so navigare molto bene in internet, altrimenti ero fritta.
Oltre alla mancanza di informazioni e diritti, anche la beffa. Mi sono dovuta difendere, infatti, anche da un mantra ricorrente che mi ossessiona ancora adesso “Ma come, non ce l’hai un’assicurazione privata?” Una cosa così, grazie agli innumerevoli stereotipi che imperversano, la chiedono solo ai liberi professionisti, tutti convinti che, siccome ce la spassiamo alla grande a far quello che ci pare, a non avere padroni, ad evadere di brutto e ad arricchirci alla faccia degli altri poveri lavoratori, il minimo è che cacciamo i soldi almeno per le assicurazioni private e non rompiamo troppo le scatole all’Inps, anche se abbiamo un tumore. Sì, l’assicurazione malattia ce l’ho ma visto che dal 1997 L’inps ha reso obbligatori i versamenti e l’aliquota è passata dal 10% all’attuale 27,72% i soldi doppi per pagare tutto un qualsiasi autonomo della gestione Separata non ce l’ha. E’ già grasso che cola se riesce ad avere una piccola assicurazione malattia con premi bassi che non copre quasi nulla (giusto la degenza ospedaliera, non certo mesi e mesi di terapie per un cancro).
Mi sono letta innumerevoli guide e libretti informativi per pazienti oncologici dove venivano descritti i diritti dei lavoratori. Tutte le informazioni riguardano i dipendenti, di noi neppure un cenno. Come se non esistessimo. Come se in Italia non ci fosse il popolo delle P.Iva. Come se nessun lavoratore autonomo statisticamente si ammalasse mai seriamente o avesse diritto di ammalarsi come gli altri.
Eppure quello dei lavoratori autonomi che si ammalano è un problema diffuso e se ne parla poco solo perchè i professionisti sono i primi a nascondersi. Loro devono essere sempre splenditi, superperformanti, solari, motivati e motivanti, affascinanti e belli. Insomma "al top". Perchè il loro mestiere è "vendersi" ad un mercato sempre più duro e concorrenziale, perchè il mondo della consulenza è una giungla piena di offerenti. E tra l'altro una giungla in piena crisi. Quindi?
Quindi se hai il tuo momento anche passeggero di "vulnerabilità", se ti ammali seriamente, meglio non dirlo troppo in giro se sei un lavoratore autonomo, che poi ti bruci rispetto al mercato. Ce ne sono un sacco di lavoratori autonomi nella mia condizione (lo so con sicurezza perchè da quando ho aperto questo Blog, ricevo ogni giorno mail da persone che mi contattano privatamente e rimangono nell'ombra). Si tratta di un problema altamente sommerso.
Ma un paziente oncologico non è un paziente oncologico e basta? Evidentemente no, esistono malati di cancro di serie A e di serie B.
Noi siamo di serie B e per noi l'art.3-32-38-53 della Costituzione, che riguardano rispettivamente l'uguaglianza di tutti i cittadini, il diritto alla salute ed il diritto agli aiuti in caso di impossibilità di lavorare ed il principio di capacità contributiva, sono opzionali. Perché? Qualche esempio. Un lavoratore autonomo con gestione separata ha diritto ad un massimo di 61 giorni di malattia in un intero anno solare. E se fai un bel ciclo di chemio per 6 mesi o se come me, dopo la mastectomia, hai avuto serie complicazioni post chirurgiche che sono durate 8 mesi? Beh, tranquillo, puoi sperare di star talmente male (riducendo a meno di 1/3 la tua capacità lavorativa) da avere diritto all’assegno ordinario di invalidità (un assegno temporaneo che ti dà diritto a cifre da fame) oppure puntare sull’invalidità civile. Occhio però che anche lì, per ottenere le percentuali che ti danno diritto ad un aiuto economico devi stare moooolto male e sopravvivere alle fantastiche commissioni mediche dell'Inps e comunque, anche se ce la fai, vanno a vedere il tuo reddito nell’anno precedente, quando eri sano (e le soglie sono bassisime). Insomma, ti devi augurare di esser piena di metastasi oppure di aver già da prima un reddito da fame. A meno che, siccome il reddito era da fame, di contributi Inps ne hai versati pochi, allora incappi in altri sbarramenti, quelli del numero minimo di mesi contributivi versati. Ho reso l’idea del gran casino che si trova davanti una donna che ha appena scoperto un tumore al seno? Bello eh? Mentre sei lì tra interventi chirurgici, io ne ho fatto già 2 per ora (sperando di fermarsi lì, perché con un tumore di certezze non ce ne stanno), visite, esami, terapie e riabilitazione, questo è il modo con cui stato e Inps ti ripagano per anni di tasse e contributi (io pago tasse dal 1992 e contributi obbligatori Inps dal 1997!) Sapete come mi sento? Un bancomat. Un bancomat con un tumore al seno. Non è il massimo.
Forse essere un lavoratore autonomo è una colpa?. Un’amica libera professionista ha tutta la sua teoria in merito. “In una società conformista, giudicante, che annienta le diversità, il motivo per dare contro a chi pensa, vive e lavora in modo autonomo è che questi soggetti sono di fatto un pericolo per il sistema”. Forse non ha tutti i torti. Io sono più cinica (con un tumore me lo posso permettere) e credo che il motivo sia semplicemente il fatto che dietro ai lavoratori autonomi a gestione separata semplicemente manca un potere forte, un sindacato, un ordine professionale, per cui diventano facilmente oggetto di comportamenti predatori perché per definizione sono soggetti deboli sul mercato. Ma per quanto possiamo essere soggetti deboli, rimaniamo un pezzo vitale dell’economia italiana.
Per tutti questi motivi, oltre a lamentarmi e denunciare la condizione dei lavoratori autonomi che si ammalano seriamente (attraverso questo Blog), ho lanciato la Petizione "Diritti ed assistenza per i lavoratori autonomi che si ammalano" ed ho iniziato la mia disobbedienza contributiva rifiutandomi di pagare acconti e contributi Inps a partire da dicembre 2013.
Caro Thoreau, padre della lotta allo Stato e al potere, oltreché emblema della disobbedienza civile e della resistenza fiscale, aiutami tu. Sostienimi ed incoraggiami con le tue parole sagge e non farmi sentire sola: “Tutti gli esseri umani riconoscono il diritto alla rivoluzione; vale a dire, il diritto di rifiutare obbedienza e di resistere al governo quando la sua tirannia o la sua inefficienza sono grandi e intollerabili. Ma quasi tutti dicono che attualmente non ci troviamo in questa situazione......".
Non si può salassare un contribuente per anni e poi, al momento in cui diventa un paziente oncologico lo si tratta come se niente fosse, come se la sua vita personale, ma anche professionale, non fosse stata stravolta. C'è un tempo per dare ed uno per ricevere. Se così non è, dobbiamo cambiare le cose!
La differenza di diritti e la discriminazione in caso di malattia che ho riscontrato rispetto ad altri tipi di lavoratori è assolutamente inaccettabile!
Io ho deciso di non tacere e di non nascondermi perché la mia malattia non può e non deve essere solo un fatto privato perché, come sosteneva Tiziano Terzani prima di morire, un tumore ti concede una sorta di free pass, una carta premio con la quale puoi permetterti di dire e fare cose altrimenti impensabili. Perchè un tumore o ti schiaccia o ti dà il coraggio di batterti per te stessa e per un mondo più giusto per tutti. Io ho scelto la seconda via.
Dall'apertura del Blog Afrodite K, oltre ad occuparmi della mia salute, diffondo informazioni e realizzo azioni concrete finalizzate a fare pressing su più fronti in modo da colmare finalmente il vuoto legislativo che riguarda i lavoratori autonomi colpiti da malattia grave o prolungata. Ecco tutte le principali azioni che ho intrapreso.
Spero così che questo tumore, oltre a portare con sé incredibili doni per la mia evoluzione personale, possa rappresentare anche una utile testimonianza per innescare il cambiamento verso una maggiore tutela dei diritti dei lavoratori autonomi.

19 commenti:

  1. E' fondamentale l'uso sociale e politico della malattia

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  2. Difficile aggiungere qualcosa a quello che hai già scritto....
    Credo che tutte le associazioni di categoria dovrebbero fare propria
    questa battaglia.

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    1. Penso che il problema principale siano proprio le associazioni di categoria , buone solo a chiedere il contributo di associazione ma non fanno assolutamente niente per questo popolo di partite iva, siamo abbandonati a noi stessi
      Un sincero augurio alla Signora Fregosi
      un

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  3. io sono 6mesi e 13giorni che non posso lavorare dopo 35 giorni di coma, risveglio e 15 di ospedale. uscito e in riabilitazione a mie spese. dopo 15 giorni ricoverato di nuovo e operato 3 volte in 4 giorni. altri 15 giorni di ospedale poi dimesso. nuovamente riabilitazione a mie spese. mutuo assicurazioni tasse bollettini bolli per auto luce acqua gas mangiare e altre spese sostenute da me. io sono commerciante e non ho stipendio. visite mediche controlli medicine terapie e anche l'aria che respiro (poca e a fatica datosi che ho il 75% di invalidita' ai polmoni) pago tutto al 100%. dovrei convivere con l'ossigeno, ma non posso averlo se non dopo la visita per l'invalidita' che mi hanno datato tra 90 giorni (sempre se mi viene accettata). la terapista mi ha detto che non potrei lavorare, ma la prossima settimana ricomincero' perche' i soldi (che mi ha lasciato mia madre e mio padre che da anni sono venuti a mancare) son finiti e se non lavoro NON MANGIO.

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  4. Grazie per quello che hai detto, ma soprattutto per come l'hai espresso: la serenità e la forza, senza nemmeno l'ombra di accidia o rabbia, fanno capire di che pasta sei!
    Non ti conosco, e prima di dieci minuti fa non sapevo neppure che tu esistessi; adesso, però, ogni tanto penserò a te.

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  5. Ammiro la tua forza. E dirò una preghiera per te. Simona

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  6. Tutta la mia solidarietà, mi auguro che qualcuno possa rivedere la sanità anche in questo senso, ma secondo me l'Italia sta scivolando verso un baratro sempre più profondo! Un abbraccio sincero e tanti auguri.

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  7. Viviamo da alcuni anni problemi molto simili, sò che non basta e non è facile ma la solidarietà aiuta!

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  8. Mi chiamo Arianna piarulli. La sua situazione Daniela mi rispecchia tanto...mi sento un numero, invece sono una persona che si ammala perde la sua attività' e finisce tutti i soldi per pagare le rate imps...devo iniziare tutto da capo a 4oanni e l articolo 68 non aiuta affatto ... Mi auguro che qualcuno dopo di noi almeno possa godere per questa dura battaglia!

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  9. Buongiorno, io sono una lavoratrice dipendente e ho curato un cancro per anni, non coscono il suo mondo e sono impressionata dalle difficoltà che deve affrontare. Le auguro di guarire presto qualsiasi cosa questa parola voglia dire per lei ed il suo cancro, che è sempre lei, e di farlo in modo più dignitoso e giusto (come citava nella sua storia) come gia ci sta insegnando. Un grande abbraccio.

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  10. Ciao Daniela
    leggo solo ora di quanto accaduto..che dire
    FORZA DANIELAAAAA

    Andrea Miola

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  11. Ciao Daniela, ho 46 anni (compiuti ieri), la mia diagnosi è del 2007 ed ho un negozio da 20 anni nel quale faccio orario continuato. La cosa che mi secca di più è che quando chiedo di potere prendere appuntamenti per visite o esami medici il sabato, oppure in orari a me comodi, ad es. intorno alle 8 la mattina o alle 17 la sera, altrimenti dovrei assentarmi dal lavoro (e nessuno ci va al posto mio!) mi sento dire: «Ma signora, la salute viene prima di tutto!»
    Non conoscevo il tuo blog... fino ad oggi.

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  12. ciao sono giusi, ho 51 anni ed anche io sto combattendo con un tumore al seno effettuata chemio, monoclonale con effetti devastanti vorrei ulteriori informazioni circa l'aspetto nutrizionale , in particolare i succhi visto che sono diventata vegetariana . grazie

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    1. Ciao Giusi non sono una nutrizionista o un medico, posso solo raccontare le decisioni che ho preso per me (le trovi nella sezione Alimentazione nell'elenco degli Argomenti.

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  13. Ciao anch'io dopo quasi 35 anni di versamenti a inpis e inail da due anni mi trovo impossibilitato a svolgere la mia attività di muratore artigiano a causa di una borsite, all'anca, che poi ho dovuto fare l'intervento di protesi all'anca. In questi due anni ho fatto diversi accertamenti di cui mi hanno riscontrato una discopatia lombare molto grave, e la cervicale molto compromessa. In conclusione ho fato richiesta all'inail per il riconoscimento della malattia professionale , a distanza di pochi giorni dalla visita mi è stato comunicato, che la mia pratica è stata definita negativa nei miei confronti. Ora mi chiedo ma tutti i soldi che mi anno estorto a chi sono andati????

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  14. Ciao Daniela, mi ha fatto sorridere la frase sul compagno smaterializzato, è successo anche a me, pochi giorni dopo la diagnosi di cancro al seno, pochi giorni dopo avermi giurato che mi sarebbe stato vicino. Sono anche io una lavoratrice autonoma, per fortuna il mio decorso post mastectomia è andato liscio, faccio terapia ormonale, questo mi ha permesso di continuare la mia vita lavorativa senza particolari stravolgimenti. Le due operazioni di ricostruzione al seno, le ho fatte in clinica privata, 24 ore di degenza e poi a casa, quindi in ospedale il venerdi' e la convalescenza sabato e domenica. I soldi li ho presi smobilitando la mia assicurazione sulla vita. Non ho assicurazioni per la malattia, non l'ho mai voluta fare perché ho sempre pensato che era meglio mettere i soldi da parte piuttosto che pagare premi altissimi, che poi alla fine non coprono quasi niente....e questo no, quest'altro no, per questa evenienza non c'è la clausola....vabbè.
    Ingenuamente, pensavo che almeno l'INPS mi riconoscesse qualcosa, data la gravità della malattia. Morale della favola, mi riconosce uno sgravio fiscale nel caso io voglia far installare, a casa mia, quelle poltroncine elettriche per salire e scendere le scale. Nient'altro. I lavoratori dipendenti stanno mesi e mesi in malattia, noi non possiamo permettercelo. Quando andavo in ospedale a fare fisioterapia, cercando di incastrare gli orari delle terapie con gli impegni lavorativi, la fisioterapista, con gli occhi sgranati, mi chiedeva "ma come, lavori??? non sei a casa?" ...
    Ciao Daniela, noi non molliamo mai!

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  15. Sono anch'io un lavoratore autonomo a partita IVA, fortunatamente esente da malattie gravi, ma mi chiedo, con una provocazione che potrebbe apparire paradossale: se diventassimo tutti lavoratori dipendenti, per decreto, con i loro stessi diritti, cosa accadrebbe? che i diritti e i redditi di tutti si abbasserebbero sensibilmente. Ecco, i lavoratori dipendenti dovrebbero capire che i loro diritti, il loro benessere e la loro maggiore sicurezza sono ottenuti anche a scapito nostro, che non abbiamo un reddito garantito, non abbiamo diritti, non abbiamo sicurezza. Il nostro disagio sociale (al pari di quello dei disoccupati) permette il benessere di chi è garantito.

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    1. Quello evidenziato rappresenta un'ingiustizia incredibile. Sono un lavoratore dipendente e mi rendo conto delle profonde differenze di trattamento... Non credo che la soluzione sia al ribasso, ovvero ridurre i diritti dei dipendenti pubblici a quelli dei liberi professionisti. Al contrario si dovrebbero estendere a tutti, proprio perche' la salute è un bene Costituzionalmente garantito, almeno a parole. E non sono convinto che non ci sarebbero le risorse..Se vogliamo proprio dirla tutta sono certo che saprei gestirmi meglio autonomamente tutte le trattenute in busta paga (assicurazione sulla salute compresa) di quanto faccia lo Stato ora, garantendomi a 67 anni una pensione irrisoria. Gli altri Paesi Europei (penso soprattutto a quelli Scandinavi) i diritti li riconoscono eccome a tutti. E non accetto neanche che mi si dica che vivo "a scapito" dei lavoratori autonomi... Molti saranno onesti, ma non nascondiamo che, per forza di cose, da quel mondo deriva una parte dell'evasione. Come sappiamo a noi è impedito evadere, essendo le trattnute in busta paga. E quindi, se volessi polemizzare, potrei (ma non credo in questo) affermare che sono gli autonomi a vivere alle spalle di noi che paghiamo tutte le tasse... Ma mi sembra veramente una disquisizione senza capo ne coda. Abbbiamo piu' diritti? Bene, COMBATTIAMO INSIEME per estenderli a tutti... E' possibile che la sanità pubblica e sovvenzioni varie siano un diritto per qualsiasi immigrato e non per un cittadino italiano? Per quanto attiene la questione firmerò qualsiasi petizione, appoggerò qualsiasi persona (politco o non) che voglia prendersi a cuore il problema. Perchè se le cose cambieranno mi sentirò "a posto", non rinunciando ai miei diritti che vorrei vedere estesi a tutti.

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    2. Mi sa che sei rimasto un pò indietro rispetto alle caratteristiche dei lavoratori autonomi, lo sai per esempio quanti di noi lavorano direttamente per aziende ed agenzie fatturando (obbligatoriamente) fino all'ultimo centesimo? Non perchè lo vogliano fare in nome di un'etica professionale ma semplicemente perchè i nostri servizi sono dai nostri clienti scaricabili..... altro che vivere alle spalle degli altri

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